VEGLIO LA TUA BELLEZZA (Antonio Granese)

 

Conto le troppe trappole
nell'orto di mio padre…
canta il fiato delle nuvole
nel metallo dei miei capelli,
copia il volo degli uccelli,
sfiora ninfe leggiadre,
ne avessi vista una
nel giardino di mio padre.

Cresce un albero nel mio letto,
stelle dondolano dai rami…
ho consumato il suo rispetto
sopra un campo di battaglia,
grido ancora che si sbaglia
e non ha visto le mie mani,
erano ferme alla frontiera
ad intrecciarsi coi suoi rami...

Rit.: e allora veglio la tua bellezza
chiusa in fondo ai miei umori,
nel lungo nero delle tue orbite
vivono tutti i miei amori...
vivono tutti i miei amori...
e ancora aspetto quello sciacallo
che mi porti via il cuore,
coltello o denti come una spada,
divorerà il mio dolore...
divorerà il mio dolore...

Corro strade sanguinanti
e malinconiche esedre,
il mio scettro è sottomesso
ad eleganti puledre,
odo suoni lancinanti
di chitarre suonate a plettro,
l'occhio che vive sul soffitto
ha derubato il mio spettro,

vedo sciami di zanzare,
lupi e agnelli da osteria,
il mio battello va alla rovescia
sulle correnti di prateria,
distilla fiori o li fa bruciare,
scolpisce il verso di un ritornello,
mordo le labbra del mio destino:
ormai la fine del duello!

Rit.: e allora veglio la tua bellezza
chiusa in fondo ai miei umori,
nel lungo nero delle tue orbite
vivono tutti i miei amori...
vivono tutti i miei amori...
e ancora aspetto quello sciacallo
che mi porti via il cuore,
coltello o denti come una spada,
divorerà il mio dolore...
divorerà il mio dolore...

e canto il mio amico Friederich
finito in manicomio...
e la mia strada incontra ancora la tua...
e vivo ancora nelle mie scarpe...
e seguo ovunque il mio demonio...
e la mia strada incontra ancora la tua...
e la mia strada incontra ancora la tua...
e la mia strada incontra ancora la tua...

 

 

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